Esame di Stato di Psicologia 2022

Domande Frequenti

Domande frequenti sull’Esame di Stato di Psicologia 2022

NOTA: Il testo che troverai si basa principalmente su quanto è stato l’esame finora. 


Attualmente si devono attendere le nuove disposizioni e non si possono avere informazioni più dettagliate (vedi la sezione Aggiornamenti 2022), quindi per ora prendile come puramente indicative!


Di seguito puoi trovare le risposte ai principali interrogativi che ruotano attorno all’Esame di Stato di Psicologia. Ti serviranno per inquadrare intanto gli aspetti “pratici, operativi” che delineeranno “lo spazio” entro cui dovrai muoverti. Quelli “di contenuto, teorici”, li vedrai più avanti.


Puoi partire dalla domanda In cosa consiste l’Esame di Stato di Psicologia?

Di seguito puoi trovare le risposte ai principali interrogativi che ruotano attorno all’Esame di Stato di Psicologia. Ti serviranno per inquadrare intanto gli aspetti “pratici, operativi” che delineeranno “lo spazio” entro cui dovrai muoverti. Quelli “di contenuto, teorici”, li vedremo più avanti.

– Nota per modalità telematica. Ovviamente alcune considerazioni valgono solo per la modalità classica, ma ufficialmente anche la nuova modalità deve garantire la valutazione del candidato in tutte le aree che precedentemente venivano indagate in prove separate, come riportato nei regolamenti.

– L’Esame di Stato di Psicologia è un insieme di quattro prove da superare per ottenere l’abilitazione necessaria per potersi iscrivere all’Albo degli Psicologi, e quindi per poter svolgere la professione. 

– Può essere dato in una sede a scelta tra le Università di diverse città italiane. La struttura di base è la stessa, ma le domande variano da luogo a luogo (non sono uguali a livello nazionale, come avviene invece per altri tipi di esame). Questo perché in ciascuna sede ci sono una o più commissioni che si occupano in maniera autonoma della preparazione, della conduzione e della valutazione delle prove. 

– Le prime tre prove sono scritte, la quarta è orale. Molto brevemente, la prima può essere definita come lo svolgimento di un tema su argomenti di Psicologia, la seconda come la stesura di un progetto, la terza come la discussione di un caso, e la quarta come un colloquio finale con la commissione (in seguito troverai descrizioni più dettagliate).

– Ovviamente, ma forse è meglio specificarlo, le quattro prove vanno portate a termine tutte nella stessa sessione e nella stessa sede: in altre parole, quando si inizia si deve completare il ciclo nello stesso posto, seguendo l’iter prestabilito, e non si possono fare salti di città e/o di prove.

Normativa di riferimento

In Italia ci sono alcune professioni, definite “ordinistiche”, che per poter essere esercitate richiedono l’iscrizione all’Albo dell’Ordine corrispondente (per esempio quello degli Avvocati o degli Ingegneri). 

Queste prevedono per legge una prova di ammissione normata dal “Regolamento sugli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni”, approvato con D.M. 9 settembre 1957 e successive modifiche ed integrazioni.

Essendo anche quella di Psicologo una professione ordinistica, essa deve attenersi a tale normativa. Ciò è esplicitato anche nell’articolo 2 della Legge n° 56 del 18 Febbraio 1989 (la famosa Legge 56/89, che ha istituito l’Ordine degli Psicologi).

– Nota per modalità telematica. In assenza di decreti e di approvazioni di disegni di legge che dispongano diversamente, questa è tuttora ufficialmente l’impostazione “di default” dell’Esame. Per il 2020 le sessioni si sono svolte in modalità telematica e in un singolo colloquio (ad eccezione di Pavia) e sarà così anche per il 2021. Dal 2022 in poi si vedrà, per ora è impossibile prevederlo.

– Il superamento dell’esame di abilitazione è dunque requisito indispensabile per l’iscrizione all’Albo, e, quindi, è un passo obbligatorio per poter esercitare. Nel caso si praticassero le attività tipiche degli Psicologi, o anche solo ci si dichiarasse tali in assenza di questi requisiti (abilitazione e successiva iscrizione all’Ordine), si potrebbe incorrere in gravi conseguenze penali.

– Quindi sì, l’esame è un obbligo, magari appesantito dal fatto che le prove (in particolare la prima) sembrano ripetizioni di cose già fatte nel corso degli anni universitari (si sente spesso questa lamentela). Però, non vederla in questi termini: considera invece che molte cose non le hai mai incontrate o approfondite, o non te le ricordi bene. Quindi questo esame sarà l’occasione per rivedere, riorganizzare e ampliare tutta la tua conoscenza della Psicologia. E, anche se hai già pensato in che ambito lavorerai (per cui certi argomenti ti sembreranno superflui), considera che in futuro potrai ritrovarti in situazioni che richiederanno una visione globale della disciplina.

– Ma soprattutto ricordati che questo esame, oltre a poter essere preso come un’occasione formativa, rappresenterà il passaggio da “te come studente/ssa di Psicologia” a “te come professionista che avrà a che fare con la vita delle persone”. Avrai dunque delle grandi responsabilità, e tale esame è appunto il modo in cui lo Stato vuole accertare che tu sia un minimo in grado di farvi fronte. Non dovrebbe servire quindi solo per verificare ulteriormente i tuoi apprendimenti, ma per vedere se sei consapevole della loro possibile applicazione in ambito professionale (e questo è ancora più evidente con la nuova modalità!).

– Oltre a questo, per chi volesse proseguire gli studi, l’abilitazione e l’iscrizione all’Albo sono necessarie per frequentare una scuola di specializzazione/psicoterapia. In alcuni casi le scuole permettono di iscriversi comunque, ma con la richiesta di superare l’Esame di Stato entro la prima sessione successiva all’inizio dei corsi (quindi massimo sei mesi). Per ulteriori dettagli contatta la scuola a cui sei interessato/a.

– PS: L’Ordine Nazionale degli Psicologi è “suddiviso” nei vari Ordini regionali (provinciali per quanto riguarda Trento e Bolzano). Puoi scegliere tu a quale di questi iscriverti. Tendenzialmente ciò viene fatto in base alla regione di residenza, e/o a dove si prevede di svolgere principalmente l’attività lavorativa (ma tieni presente che alcuni ordini richiedono di avere la residenza in regione). Da notare però che non c’è nessun vincolo tra la sede d’esame e l’Ordine a cui ci si può iscrivere.

  

– L’esame può essere sostenuto solo in seguito al compimento del tirocinio post-laurea, con relative pratiche di certificazione. Se al momento dell’iscrizione non hai ancora terminato il tirocinio (il che deve avvenire al massimo entro il giorno prima dell’inizio dell’esame) devi seguire una procedura apposita (riportata nel sito di ciascun Ateneo).

– Ogni anno ci sono due sessioni utili, una che inizia a giugno e l’altra a novembre (generalmente attorno alla seconda settimana del mese). La prima data di entrambe le sessioni viene fissata qualche mese prima di giugno a livello nazionale con ordinanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), mentre le altre dalle singole Università, a discrezione della commissione esaminatrice. Possono esserci delle eccezioni (per esempio a Padova nel giugno 2019 la prima prova è stata anticipata di un giorno, per festività, e la sessione estiva del 2020 è iniziata a luglio), e dei cambiamenti delle date successive anche se erano già state stabilite (verranno comunicati attraverso il sito di Ateneo ed eventualmente anche in sede d’esame). Ci si può iscrivere in qualsiasi anno/sessione: non esiste alcun limite di tempo dalla fine degli studi. Quindi, anche se hai terminato il tirocinio più di dieci anni fa puoi sostenere l’esame. 

  

– A livello complessivo c’è un’ampia variabilità di tempistiche tra città e città: in alcune sedi il tutto si svolge in tre/quattro settimane, in altre ci vogliono letteralmente diversi mesi prima di concludere; in alcune la prima e la seconda prova possono essere lo stesso giorno, ma solitamente sono distanziate di una o più settimane. Ogni sede ha la sua modalità relativamente costante nel corso degli anni, ma non si escludono cambiamenti. Per conoscere queste tendenze in maniera informale puoi chiedere ad esempio nei gruppi Facebook. Però, per informazioni certe e definitive, fai sempre riferimento al sito e all’ufficio dell’Università (dove potresti trovare ancora le date dell’anno precedente).

– A livello di singole prove, anche queste hanno durata variabile. A grandi linee, per la prima vengono spesso concesse circa due ore e mezza, per la seconda e la terza un’ora e mezza o due, e la quarta dura neanche un quarto d’ora. Ma tutto dipende dalla singola commissione.

– Nota per modalità telematica. La durata della singola prova, e quindi dell’intero esame, sembrerebbe essere solitamente tra i 30 e i 40 minuti circa (a volte ci hanno messo un po’ meno, altre di più). Quello che cambia maggiormente sarà “quando te lo faranno fare”. Ogni commissione ha le sue direttive e le sue tempistiche per la durata della sessione. Per esempio, potrebbero seguire il normale ordine alfabetico dei cognomi dei candidati, oppure estrarre a sorte la lettera dell’alfabeto da cui partire. Considera che il lasso di tempo potrà essere anche di tre-quattro mesi. Se devi fare l’esame a partire dal 2021, non fare affidamento sulle tempistiche del 2020, che è stato un anno totalmente particolare per via dell’emergenza. In ogni caso, nel sito di Ateneo verrà pubblicato il calendario definitivo, suddiviso per commissioni, giornate, fasce d’orario e/o orari individuali. Purtroppo, con questa modalità, sarà difficile, sapere con largo anticipo il giorno del tuo esame (anche solo pochi giorni di preavviso per chi sarà tra i primi interrogati). O magari quest’anno si organizzeranno un po’ più per tempo, ma non contarci troppo. In definitiva, preparati come se il tuo esame dovesse essere i primi giorni di giugno (o novembre), e il resto sarà tutto tempo guadagnato per il ripasso.

– Per tutte le questioni normative e burocratiche, quali i requisiti di ammissione, le modalità di presentazione della domanda, gli estremi dei versamenti, le date, le scadenze, casi particolari ed eventuali esenzioni, dovrai fare riferimento necessariamente all’Università in cui intendi svolgere l’Esame di Stato.

– Dopo che avrai scelto la sede in cui dare l’esame dovrai iscriverti attraverso il sito web dell’Ateneo in questione, che avrà una sezione dedicata. Ci sono passaggi da adempiere online, ed altri che richiedono la consegna di documenti cartacei. Ognuno ha le sue procedure specifiche e le sue modalità di pagamento, tra l’altro mutevoli nel tempo, quindi è impossibile e inutile provare ad illustrarle. Se la sede scelta non è tra quelle che hai già frequentato informati per esempio sull’eventuale necessità di autocertificazione (anche per il tirocinio). Ti rimando quindi alla consultazione del sito, e ti raccomando di fare particolare attenzione a tutte le indicazioni e scadenze. Solitamente le iscrizioni si aprono circa un mese e mezzo prima dell’inizio dell’esame e durano due/tre settimane. Prenditi per tempo perché, essendo le procedure un po’ complicate e i sistemi non sempre funzionanti in maniera ottimale, possono sempre saltar fuori imprevisti (per esempio l’ufficio potrebbe non accettare il bonifico se riporta la dicitura “annullabile entro..”). 

– Sappi anche che da regolamento i candidati possono presentare domanda di ammissione agli Esami di Stato in una singola sede per sessione, e che in ciascuna sessione può essere sostenuto l’esame per l’esercizio di una sola professione.

– Anche per le questioni economiche si deve fare necessariamente riferimento al sito dell’Università scelta.

– Le quote da versare per l’iscrizione variano tra le diverse città italiane, in un range che va dai 200 ai 500 euro circa, suddivisi in molteplici voci da pagare separatamente (per esempio tassa erariale di ammissione agli Esami di Stato, contributo per la partecipazione, tassa di abilitazione, marca da bollo per richiesta del diploma originale di abilitazione).

Tali versamenti valgono solo per una sede/sessione: in caso di bocciatura vanno ri-effettuati per i tentativi seguenti, al limite con qualche minima riduzione che sarà eventualmente specificata nel bando.

– Se ti iscrivi all’esame ma poi cambi idea e decidi di non provarlo in quella sessione, o se risulti assente alla prima prova per qualsiasi altro motivo, l’Università non dovrebbe farti ripagare tutto per la sessione immediatamente successiva (ovviamente ci sarà da presentare una nuova domanda di ammissione seguendo una procedura specifica). 

Invece, nel momento in cui tua presenza alla prima prova viene registrata, la somma versata non è più “riutilizzabile”. Ciò vale anche nel caso non ti presentassi alle prove successive: saltare una prova (o ritirarsi dopo averne iniziata una) comporta infatti la bocciatura, e di conseguenza la perdita della somma.

– Nota per modalità telematica. Per sapere con certezza quanto costerà l’esame nelle varie sedi devi aspettare che escano i nuovi bandi, visto che, dati i notevoli cambiamenti organizzativi, ogni Università potrebbe rivedere le proprie indicazioni in tal senso.

In base alla sede scelta ci si deve recare nelle date e negli orari prefissati. Il candidato deve presentarsi all’esame munito di un documento di riconoscimento in corso di validità, perché viene effettuata una verifica delle presenze tramite accertamento dell’identità (ovviamente tale riconoscimento è previsto anche per la modalità online, ed ogni sede ha le sue procedure).

Gli scritti (ovviamente questi non riguardano la modalità telematica)

– Successivamente, per le prove scritte, i commissari illustrano lo svolgimento dell’esame, indicano le tempistiche (da rispettare tassativamente), spiegano cosa scrivere nei fogli protocolli (nome e cognome, data, brutta e bella copia, ecc..), come fare richiesta di fogli aggiuntivi, eventuale utilizzo di buste nel caso la sede preveda l’anonimato, e quant’altro verrà loro in mente. Probabilmente vi raccomanderanno di scrivere bene, in maniera leggibile, di non dilungarvi troppo e di non provare a copiare o a parlare con altri. Se la commissione “è buona” magari cercherà di tranquillizzarvi e spenderà anche qualche parola di incoraggiamento. 

– Vengono dunque presentate le tracce che, a seconda dei casi, possono essere ad estrazione, a scelta del candidato, o già stabilite dalla commissione; possono venire proiettate o essere stampate nei fogli che vengono consegnati individualmente (e che saranno da riconsegnare assieme a tutti i fogli protocolli di bella e brutta copia). Dopo la presentazione si può cominciare a scrivere e non si può uscire dall’aula prima dell’orario stabilito (salvo eccezioni, e con particolari modalità).

– Detta molto in breve, negli scritti si deve sviluppare una trattazione in base a quanto richiesto dalla propria commissione. All’incirca, indicativamente, si arriveranno a scrivere due-tre-quattro facciate di foglio protocollo (ciò può variare ovviamente a seconda della traccia, del tempo a disposizione e della tua calligrafia). Puoi richiedere anche più fogli protocolli, ma considera che le commissioni generalmente apprezzano la capacità di sintesi. A differenza di altri Esami di Stato che possono durare anche otto ore di seguito, nel caso di Psicologia solitamente si sta solitamente tra una e due ore e mezza (per singola prova).

– Gli scritti si distinguono tra loro ovviamente per i contenuti richiesti, ma anche per un altro motivo principale: nella maggior parte dei casi per la prima prova la traccia viene “imposta”, mentre è a scelta per la seconda e la terza prova. Questo, come vedremo, avrà delle implicazioni nella preparazione.

– Di solito per la prima prova la commissione prepara tre tracce “in busta chiusa”, invita un candidato a fare l’estrazione, ed è poi obbligatorio per tutti svolgere la traccia estratta.

– Sia per la seconda che per la terza prova, invece, vengono solitamente presentate più tracce, e ognuno può scegliere quella che gli risulta più congeniale. Tali tracce corrispondono generalmente ciascuna a un diverso ambito, ovvero a una delle principali macro aree della Psicologia, quali Sviluppo, Clinica, Sociale, Lavoro, e Ricerca sperimentale (vedremo meglio più avanti).

Tieni presente però che non c’è una regola fissa che garantisca questa possibilità di scelta: ogni commissione decide indipendentemente di volta in volta. Anche perché in alcune sedi certi ambiti non sono proprio previsti, perciò informati di quelli presenti e delle modalità solitamente adottate nelle sedi che ti interessano (il più delle volte rimangono costanti negli anni). Eventualmente, se hai dei dubbi, contatta per mail i referenti delle commissioni (quando usciranno).

È importante specificare, infine, che NON devi per forza svolgere la traccia attinente al corso di studi per cui ti sei laureato/a: hai totale libertà di decisione. Per esempio, anche se il tuo corso fosse stato di Psicologia del Lavoro, non sei costretto/a a sviluppare la traccia in quest’area. 

In altre parole, puoi decidere tu in quale ambito vuoi prepararti per la seconda e la terza prova (anche se molto probabilmente la decisione sarà una logica conseguenza del tuo percorso). Considera che questo può essere un fattore molto influente nella decisione della sede in cui dare l’esame, quindi valuta attentamente.

L’orale

– Al superamento degli scritti, ti dovrai presentare all’orale. Solitamente si tratta di un breve colloquio (a volte di neanche dieci minuti) di fronte ai membri della commissione: ti porranno alcune (semplici) domande, generalmente relative agli scritti, al Codice Deontologico, alla tua esperienza di tirocinio e al tuo futuro professionale.

– Nota per modalità telematica. In questo caso ti dovrai trovare in una stanza tranquilla munita di computer connesso ad Internet. Per la videochiamata dovrai utilizzare la piattaforma scelta dalla tua Università. Tra queste ci sono Zoom, Google Meet, Microsoft Teams, e Webex. 

Ovviamente dovrai essere presente online nell’orario prestabilito. In certi casi l’orario individuale è rigidamente stabilito, in altri c’è una fascia d’orario in cui essere connessi e disponibili. In qualche sede potrebbe essere richiesta una giornata preliminare informativa. 

Anche per la modalità online sono previste procedure di riconoscimento attraverso documento di identità, che variano da sede a sede. Alcuni commissari richiedono di far visionare la stanza in cui si svolge l’esame, per accertare che non siano presenti altre persone o materiale da cui “copiare”. Per lo stesso motivo alcuni richiedono la condivisione dello schermo del computer che si sta utilizzando per la videochiamata. Ulteriori dettagli li troverai in seguito, nel paragrafo dedicato alla modalità telematica.

– Con decreto del MIUR, per ogni sede viene nominata di anno in anno una commissione. Questa è composta da membri interni ed esterni all’Università, scelti tra professori universitari e Psicologi liberi professionisti o dipendenti da pubbliche amministrazioni. Generalmente sono cinque compreso il presidente (3 professori universitari e 2 professionisti iscritti all’Ordine con almeno 10 anni di anzianità professionale), a cui si aggiungono due/tre membri supplenti. In molti casi ci sono due commissioni, alle quali i candidati vengono assegnati in ordine alfabetico (del tipo A-L e M-Z). Ciascuna si occuperà di valutare i propri esaminati, ma generalmente le tracce sono le stesse per entrambi i gruppi. A volte le commissioni si invertono nelle due sessioni, e, per cause di forza maggiore, potrebbe succedere che quella di novembre non sia la stessa di giugno, anche se è un’evenienza piuttosto rara. 

– La composizione della commissione, con le tracce che ti proporrà, può rappresentare un fattore decisivo nell’andamento del tuo esame. Tuttavia, non devi fare troppo affidamento su questa informazione per quanto riguarda il tuo studio, anche perché probabilmente non conoscerai i nomi dei membri prima di un paio settimane dall’inizio della prima sessione (anche se quest’anno probabilmente si organizzeranno prima, per andare meglio a regolarsi con i calendari): è importante che la tua preparazione spazi tra tutti gli argomenti, e che tu raggiunga una certa flessibilità nel saperti adattare a tutte le possibili situazioni/commissioni. 

– Nota per modalità telematica. Vista la necessità di contenere i tempi, per le sessioni del 2020 le Università hanno predisposto anche più commissioni, o sotto-commissioni, che differivano anche di molto per quanto riguarda tempistiche e modalità di valutazione. È probabile che sarà così anche nelle prossime sessioni online.

– Valutazione complessiva

– Per ciascuna prova il punteggio viene attribuito in cinquantesimi. Ciascun membro della commissione esprime il proprio voto in decimi (che vengono poi sommati). Ogni singola prova viene superata se si raggiungono almeno i 30/50. Da regolamento, il candidato che non abbia ottenuto la sufficienza in una prova non è ammesso alla successiva. L’esito finale sarà il risultato della somma dei voti delle singole prove e, quindi, per ottenere l’abilitazione dovrà essere di almeno 120/200.

– Ad ogni modo, sappi già che il voto con cui passerai non conterà assolutamente nulla per la tua futura professione e non dovrai renderne conto a nessuno. Ed è comprensibile che sia così. Potrà anche essere una soddisfazione personale prendere un voto alto (o deprimente prenderne uno basso), ma ogni caso è una storia a sé influenzata da un’infinità di variabili che rendono inutile giudicare e fare paragoni: impegni extra-esame, condizioni psico-fisiche, caratteristiche personali, difficoltà delle tracce incontrate, “bontà” della commissione, fortuna e quant’altro.

– Una cosa da tenere a mente, inoltre, è che è inutile eccellere in una qualsiasi prova se non si superano anche tutte le altre: è “sufficiente ma necessario” raggiungere la soglia minima di punteggio in ciascuna di esse. Infatti, il regolamento prevede che si debbano passare tutte e quattro le prove altrimenti l’esame dovrà essere ridato per intero. 

Estremizzando: meglio 30-30-30-30 che 50-50-50-29!

– Di fatto, è possibile che una commissione decida di farti passare anche se non hai svolto una buonissima prova, e si riservi di vedere cosa farai nelle successive: in questo caso è molto probabile che all’orale ti vengano poi chiesti chiarimenti su quanto hai scritto “di sbagliato”. Dovrai però essere tu a farti un’idea di quali potrebbero essere questi punti deboli, perché le commissioni generalmente dicono solamente se si è passati o meno (solo alcune pubblicano i punteggi di ogni singola prova, e comunque non specificano mai nulla riguardo alle correzioni). Di solito gli esiti vengono comunicati di volta in volta nel sito (con elenchi comuni, o nell’area personale riservata). Una commissione potrebbe però anche decidere di far svolgere tutti gli scritti e solo alla fine di essi comunicare chi è ammesso all’orale: questo, se da una parte lascia con l’incertezza fino all’ultimo, dall’altra può rivelarsi vantaggioso perché è più probabile che venga fatta “una media” e che si lasci passare magari anche chi non era del tutto sufficiente in una prova.

– Nota per modalità telematica. In alcuni casi i punteggi sono stati dati in cinquantesimi. Probabilmente ad ogni commissario è chiesto di esprimere un punteggio da 0 a 10, che poi viene sommato agli altri, ma ciascuna commissione ha le sue modalità; ad esempio una commissione di Padova esprimeva punteggi in multipli di 5, quindi avrà utilizzato altri metodi, mentre a Messina i voti erano suddivisi per prove come nella modalità classica.

La maggior parte delle commissioni porta a termine il colloquio, mentre alcune possono bloccare se considerano non superata la parte relativa ad una prova (raro, ma possibile). Alcune di esse si ritirano nella “break room” al termine del colloquio con ciascun candidato (per discutere sul voto), mentre altre proseguono direttamente all’interrogazione del successivo. I voti possono essere pubblicati in giornata, o qualche giorno o settimana dopo (a volte mesi, al termine della sessione).

– Criteri di valutazione per gli scritti

Ufficialmente ogni prova dovrebbe essere valutata dalla commissione al completo con ciascun membro che propone la sua frazione di punteggio. Di fatto è più probabile che i membri si suddividano tra loro gli elaborati da correggere (un tot per ciascuno). Gli scritti considerati almeno sufficienti passano subito, mentre quelli insufficienti vengono ripresi e valutati collettivamente: se non risultano “così pessimi” potrebbero essere fatti passare comunque.

I criteri di valutazione delle prove scritte (alcuni riportati anche da regolamenti ufficiali) possono basarsi su:

– risposte a tutti gli interrogativi della traccia

– aderenza alla traccia

– coerenza della trattazione con il tema proposto

– rispetto dell’ordine di presentazione delle domande

– sinteticità

– chiarezza espositiva

– italiano corretto

– capacità di esprimersi con un adeguato linguaggio professionale, tecnico-scientifico

– capacità di discutere diversi argomenti di natura psicologica

– conoscenza di studi e ricerche sul tema

– conoscenza dell’argomento trattato in relazione ai riferimenti condivisi in ambito scientifico

– capacità di approfondimento dei contenuti sulla base di modelli teorici e metodologici condivisi in ambito scientifico

– conoscenza di tecniche e strumenti psicologici e della loro metodologia di applicazione

– conoscenza di metodi e/o strumenti di indagine

– capacità di identificare i contesti applicativi di metodi e strumenti in relazione all’argomento trattato

– capacità di esporre in modo coerente e organico gli argomenti trattati

– capacità di elaborazione critica dei contenuti.

Sono riportati in ordine sparso perché è impossibile farne una gerarchia valida universalmente (anche solo per questioni terminologiche), ma è ovvio che abbiano un peso differente. Di sicuro il rispondere a tutte le richieste della traccia è il minimo indispensabile per sperare nel superamento della prova; il resto può contribuire ad una votazione più o meno alta.

Ricapitolando, devi: seguire punto per punto, e con lo stesso ordine, quanto richiesto dalla traccia; scrivere bene (sia in senso calligrafico che di sintassi); non dilungarti troppo solo per riempire il foglio; evitare di scrivere cose a caso (metti solo ciò di cui sei sicuro/a); seguire una certa logica in quello che scrivi, dando un senso ai vari passaggi, ed eventualmente giustificandoli esplicitamente; dimostrare la famigerata “coerenza”. La coerenza tendenzialmente più richiesta è quella di mantenersi il più possibile all’interno di un paradigma teorico scelto, il che si traduce anche in coerenza tra teoria e pratica (per tutte le prove). Esempio banale: se si affronta un argomento in termini cognitivo-comportamentali poi NON è opportuno riportare esclusivamente strumenti di matrice dinamica, o viceversa.

– Nota per modalità telematica. Con alcuni adattamenti, questi criteri possono essere considerati validi anche nel caso di singola prova orale.

– Criteri di valutazione per l’orale

Per la quarta prova i criteri saranno verosimilmente più “aleatori” e meno oggettivi rispetto agli scritti, per comprensibili ragioni. Comunque, si può supporre che le valutazioni siano correlate positivamente:

– al saper rispondere a tutte le domande che vengono poste

– ad un atteggiamento educato e rispettoso, ma allo stesso tempo tranquillo e sicuro

– ad un modo di esporre chiaro

– al saper argomentare quanto hai scritto nelle prove precedenti, o, al contrario, al saper riconoscere l’errore se hai messo qualcosa che non andava

– ad un’effettiva conoscenza del Codice Deontologico e delle questioni normative inerenti la professione

– all’interesse che il tuo tirocinio suscita nei membri della commissione

– al dimostrare consapevolezza del proprio percorso

– al saper evidenziare una certa continuità tra il percorso svolto e quello che ti attende (o, in caso contrario, saper argomentare)

– alla capacità di definire il proprio progetto professionale rispetto al ruolo e agli ambiti di intervento della professione.

– Nota per modalità telematica. Ovviamente questi criteri assumono ancor maggiore rilevanza nella nuova modalità! In particolare, è importante saper descrivere bene tutte le questioni inerenti al proprio tirocinio, visto che l’esame può partire da lì e/o basarsi principalmente su di esso. Da aggiungere la “padronanza” degli strumenti tecnologici: una ragazza è stata respinta per aver provato ad utilizzare un tablet (dalla commissione era invece richiesto il computer per poter attuare la condivisione dello schermo).

– Per rispondere, espongo una piccola riflessione, molto astratta e informale, ma che può aiutare a sviluppare un po’ di metacognizione e di intelligenza emotiva utili per l’Esame di Stato. Anche se tutte le prove hanno teoricamente lo stesso “valore” si può dire, in maniera banale, che la prima prova da sola “vale” il 50%, la seconda e la terza il 20% ciascuna, e la quarta il 10%. Cosa significano queste percentuali? 

– Innanzitutto, che la prima prova richiede molte risorse psichiche e di tempo. È la prova più simile a molti esami che hai già svolto ma, essendo la più nozionistica, richiede un grosso impegno per recuperare materiale per ogni argomento, studiarlo e memorizzarlo; probabilmente risulterà la più ansiogena perché non si sa che cosa ci si può aspettare dalla commissione, e le teorie e gli autori (che molte tracce richiedono) o si conoscono o non si conoscono; inoltre, di fatto, si ha meno tempo per prepararla; infine, essa è propedeutica per passare alle prove successive. Quando avrai finito con la prima prova potrai (quasi) rilassarti. 

– La seconda e la terza prova, però, solitamente spaventano molte più persone, rispettivamente quelle che non hanno mai visto progetti o casi durante il percorso universitario e/o di tirocinio. Tuttavia, dopo essersi chiariti le idee e aver imparato alcune cose di base è praticamente impossibile non passarle. In queste due prove, infatti, ci sono molti punti ricorrenti, per cui possono essere svolte con il ragionamento. Ovviamente non ti sto dicendo di prendere sotto gamba lo studio di queste, ma che puoi andare più tranquillo/a se, ripeto, avrai interiorizzato alcuni aspetti/contenuti fondamentali. 

– Ed infine la quarta prova, l’orale: se sei giunto/a fin qui hai buone possibilità di venire promosso/a, ed esso rappresenta una sorta di formalità. Tuttavia, non darlo eccessivamente per scontato: anche se è abbastanza rara come evenienza, esiste gente che è stata bocciata all’orale. Magari è difficile che una commissione bocci solo per come è andata quest’ultima prova, soprattutto se gli scritti sono più che sufficienti. Forse, la difficoltà principale di questa prova è più che altro di origine emotiva.

– Si potrebbe dire che, a parità di preparazione, la fattibilità dell’esame dipenderà dalla commissione che ti capiterà, da cosa si inventerà di chiederti, e dalla severità (o bontà) con cui valuterà le prove, il che varierà di caso in caso.

– In definitiva, solo col senno di poi si potrà giudicare la difficoltà dell’esame, che è praticamente imprevedibile ed oggettivamente non quantificabile. 

– Nota per modalità telematica. Per certi versi, con ovvie trasposizioni, il discorso dei primi tre punti è ancora valido, ma più che altro solo per le sedi dove le commissioni chiedono un po’ di tutto mantenendo la suddivisione classica (per quelle che chiedono molti approfondimenti sul tirocinio diventa quasi inutile prepararsi bene sui soliti argomenti della prima prova; per la seconda e la terza è bene studiare, ma in maniera ancora più flessibile rispetto agli anni scorsi). 

Tuttavia, non è detto che in futuro si continuerà con gli esami incentrati sul tirocinio: magari hanno fatto così solo considerando il fatto che i candidati del 2020 avessero avuto poco tempo per prepararsi. Quindi per ora cerca di farti comunque un’infarinatura di tutto, anche perché è possibile che nel 2021 altre sedi suddivideranno l’esame nelle classiche 4 prove.

– È una domanda che tra gli studenti ricorre spesso, e, anche se banale, racchiude una certa importanza. Probabilmente una stima in tal senso serve per farsi un’idea dell’impegno richiesto e decidere se valga la pena tentare l’esame. A livello informale, si può quantificare la percentuale dei promossi tra il 70-80% circa degli iscritti per ciascuna sede/sessione. È opinione comune che essa vari di molto in base alla città, rendendo una sede più appetibile rispetto ad un’altra. Invece, ti consiglio di non fare nessun affidamento su presunte statistiche di promossi/bocciati per decidere dove provare a dare l’esame: non ci potrà mai essere una correlazione sensata tra quanti sono stati promossi o meno in una sede nel corso degli anni e il tuo futuro risultato. Quindi, fai conto di avere il 50% di possibilità di passare l’esame in qualsiasi sede, e che puoi aumentare questa percentuale con adeguato studio e impegno. Se ti può tranquillizzare, sappi che generalmente le commissioni non sono troppo severe (tendono più a far passare che a bocciare), e che la maggior parte di chi prova l’esame lo supera al primo tentativo.

– Nota per modalità telematica. Discorso valido anche per la nuova modalità, più o meno siamo lì con le percentuali. Però potresti orientarti magari assistendo a un po’ di colloqui delle varie commissioni, per vedere se ce n’è qualcuna con cui ti sentiresti particolarmente a tuo agio (o, al contrario, disagio). Oppure se preferiresti una che segua una certa modalità di interrogazione (tuttavia, non farti troppe aspettative, perché le cose possono cambiare rapidamente).

– Questa è una cosa che si chiedono tutti, e anche qui l’unica risposta onesta è: “Dipende!”. Infatti, è molto soggettivo e dipende da numerosi fattori. Per esempio, da cosa hai studiato negli anni scorsi, da quanto ti ricordi di quello che hai fatto, dalla tua capacità di memorizzare quello che devi ancora vedere, dal materiale che hai disposizione e quello da cercare, dalla tua capacità di organizzarti, dagli altri impegni che hai, da quanto vuoi essere sicuro/a di passarlo, ecc… Detto questo, sappi che alcuni l’hanno passato studiando un paio di mesi, altri che l’hanno provato solo dopo molto tempo, magari per essere più tranquilli. Dipende quindi anche dal tuo carattere, ma soprattutto, da come imposterai la tua preparazione.

– Estremizzando, diciamo che per lo studio ci sono due vie: una fast e una hard.

– La via fast è per i temerari e per quelli che hanno poco tempo. Questa consiste: nello studiare per ciascuna prova solo quando necessario (ovvero prepararsi per la prima, e fatta questa iniziare a vedere il materiale per la seconda, e così via..); nel limitare lo studio agli argomenti che si presumono più “gettonati” (per esempio solo argomenti di Psicologia generale per la prima prova, magari “presumendoli” in base alla sede); nel confidare complessivamente nella fortuna; nell’avere molta fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

– La via hard è più sicura, ma richiede più tempo. Consiste nel raccogliere e ordinare diverso materiale, dare una letta un po’ a tutto per avere un’idea generale, prepararsi i propri file di studio, fare esercitazioni, seguire qualche corso sull’Esame di Stato, ecc… 

La differenza principale è che prevede di “darsi una studiata” anche agli argomenti per seconda/terza/quarta prova prima di svolgere la prima (perdona il gioco di parole). È un po’ il contrario di quello che fa la maggior parte degli studenti, ma in alcuni casi potrebbe fare la differenza. Innanzitutto, tieni presente che non tutte le tracce della prima prova sono semplici temi di Psicologia generale, sociale o di sviluppo. In alcuni casi sono uscite, e potrebbero di nuovo uscire, tracce riguardanti la progettazione, la clinica, il ruolo dello Psicologo e il Codice Deontologico. Conoscere questi argomenti sarà una garanzia in più per superare la prima prova, e accedere quindi anche a quelle successive.

– Di fatto, è probabile che il tuo modo di studiare risulterà da un misto di questi due estremi. Appena puoi comincia a farti un’idea del carico di lavoro in rapporto al tempo e alle risorse a disposizione.

– Nota per modalità telematica. In questo caso, visto che le prove sono concentrate in un’unica giornata, devi optare necessariamente per la via hard! Diciamo che puoi risparmiare un po’ di energie dalla prima prova, e dedicarti di più alle altre. Ricorda che gli argomenti della seconda e della terza prova potranno tornarti utili per inquadrare il discorso sul tirocinio, argomento centrale soprattutto in alcune sedi. Il Codice Deontologico dovrebbe essere tra le prime cose che potresti iniziare a vedere, così riuscirai a interiorizzarlo meglio.

>>> Continua nel Quaderno di Preparazione per l’Esame di Stato di Psicologia.

 

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Oppure, leggi prima gli estratti o alcune riflessioni su con che cosa cominciare a prepararsi!